Brevi cenni Storici
Oltre al Messico, il Perù è uno dei Paesi di tutto il continente sudamericano dove più antica è la presenza dell’uomo. Si suppone infatti che il territorio dell’antico Perù fosse popolato già 8.000 anni prima di Cristo da popolazioni migrate dall’Asia attraverso l’attuale stretto di Bering.
Risalgono al X secolo a.C. i primi reperti in ceramica finora rinvenuti. La prima civiltà andina conosciuta si identifica con la straordinaria cultura Chavín de Huantar (1500-500 a.C.), società teocratica caratterizzata da grandi costruzioni cerimoniali, che esercitò una grande influenza sopratuttto nel campo religioso e artistico nei confronti di molte altre popolazioni dell’antico Perù. Verso la fine dell’epoca Chavín, nella parte meridionale del Perù, si sviluppa un’importante civiltà che fa capo alla città di Cahuachi, nei pressi dell’odierna Nazca, mentre a nord, nella zona fra gli attuali distretti di Piura e La Libertad, prende forma la cultura Moche (200-600 d.c.) famosa per gli splendidi manufatti tessili e per un ingegnoso sistema d’irrigazione, ripreso in seguito dalla raffinata cultura Chimú, con la sua capitale interamente di fango Chan Chan, che trovò la sua collocazione nella zona dell’odierna Trujillo. Importanti poi furono le culture Paracas (700 d.c) sulla costa sud, e quella di Nazca (300 d-C.) con le misteriose linee geomoetriche di animali visibili solo dal cielo, mentre nella zona della selva del nord si insediò quella dei Chachapoyas (8909 d.C.). Verso il VI secolo d.C., nei pressi del Lago Titicaca, prese corpo la cultura Tiahuanaco, mentre nel XII secolo d.C. muove i primi passi una società di lingua runa-simi, o quechua, governata da sovrani denominati inca.
La leggenda narra che dalle acque del lago Titicaca uscirono i figli del dio Sole, Manco Capac e sua moglie-sorella Mama Ocllo, per civilizzare l'umanità. Verso il 1.100 d.C. marciarono verso nord e, con un bastone d'oro impiantato nel terreno, edificarono Cusco (Q’osqo), ovvero l’ombelico del mondo, che in seguito sarebbe diventata la capitale del loro nuovo regno. La realtà, più complessa, rimane invece un mistero.
La nuova civiltà era retta da sovrani assoluti, i sapa inca, investiti del potere divino in quanto figli del Sole, principale divinità del mondo inca. Nella fase iniziale, segnata dal governo di otto leggendari inca, da Manco Capac a Viracocha, la civiltà non si spostò dalla valle di Cusco. La svolta si ebbe intorno al 1430, quando Pachacutec (1538-1571) sconfisse la tribù dei Chancas e divenne l’organizzatore del futuro impero. Nasceva così il Tawantinsuyo (l’impero delle Quattro regioni), la massima espressione della cultura autoctona del Perù. Pachacutec conquistò l'attuale Bolivia e si spinse a sud fino al Cile e a nord fino a Lima, mentre con l'undicesimo inca, Huayna Cápac, il Tawantinsuyo raggiunse la sua massima estensione geografica, estendendosi per circa 5.000 km da nord a sud con una popolazione di circa 10 milioni di abitanti. Huayna Capac dovette però affrontare focolai di ribellione nelle terre settentrionali, primi sintomi di un malcontento latente che tanto avrebbe facilitato i “conquistadores”. Alla sua morte si accese una violenta guerra per la successione tra i figli Huascar e Atahualpa. E intanto gli spagnoli erano già arrivati…
LA CONQUISTA SPAGNOLA E LA COLONIA
Fu l’avventuriero Francisco Pizarro l'uomo che avrebbe messo in ginocchio il più vasto impero delle Americhe. Arrivò in Perù un po' per caso e, spinto dalle leggende sulle grandi riccheze d’oro del Paese, dopo due tentativi di penetrazione falliti, al terzo fece centro. Partito da Panama con tre vascelli, 180 soldati e 37 cavalli, riuscì in breve tempo a conquistare dapprima la città di Cajamarca (1532), strappandola con uno stratagemma ad Atahualpa, l’inca che regnava nelle regioni settentrionali, e poi la capitale Cuzco, cacciando Huascar. Fu, in pratica, la fine dell’impero Inca, che poco a poco si sbriciolò di fronte alla ferocia dei “conquistadores”, ai conflitti interni dell’Impero del Sole ma soprattutto il collasso demografico degli aborigeni, causato dalle stragi immotivate ma soprattutto dalle malattie che gli spagnoli portarono nel nuovo mondo. La popolazione, stimata prima dell’arrivo degli spagnoli in circa 10 milioni di persone, in un paio di secoli di dominazione si ridusse a poco più di un milione. Un eccidio.
Una volta annientato l’Impero degli Incas, gli spagnoli controllarono il territorio costituendo il Viceregno del Perù (1542), diretto dipendente della Corona di Spagna. Ma la politica di smantellamento della società indigena e di sfruttamento delle risorse naturali e umane, unita alla pratica della conversione forzata al cattolicesimo da parte della Chiesa, alimentarono l’insoddisfazione della classe locale dei “creoli” verso la Corona. Inoltre le spinte indipendentiste che nel corso della fine del ‘800 stavano attraversando l’Europa sull’onda della rivoluzione napoleonica coinvolgendo tutta l’America Latina, dall’Argentina fino al Venezuela, diedero il colpo di grazia. José de San Martin e Simon Bolivar iniziarono una marcia convergente per la liberazione delle colonie americane, culminata per il Perù con la solenne proclamazione dell’indipendenza del 28 luglio 1821.
L'indipendenza però non portò i grandi rivolgimenti promessi da San Martín. Voluta dalla minoranza creola, tutto si risolse in una semplice passaggio di poteri dai bianchi spagnoli ai quelli peruviani, senza grandi cambiamenti sociali e senza miglioramenti per la massa indigena, sempre relegata ai margini della società. Si alternarono al governo vari caudillos militari, mentre il tarlo della corruzione già minava le basi della neonata Repubblica.
Negli anni '20 dal un lato gli studenti universitari e la classe media reclamavano un proprio ruolo politico, mentre dall'altro il nascente proletariato urbano portava avanti le proprie rivendicazioni lavorative. Il moltiplicarsi di fermenti intellettuali e la rivendicazione della dignità indigena portarono alla fondazione dell’Apra (Alianza Popular Revolucionaria Americana), che negli anni '30 tentò più volte l'ascesa al potere, fermata però dai brogli elettorali. Passato indenne dagli sconvolgimenti della seconda guerra mondiale, gli anni '50 furono quelli del boom demografico che cambiò irrimediabilmente la fisionomia del territorio. Il Perù, da terra andina e agricola per tradizione, si trasformò in un paese costiero e urbano: dal 1950 al 1980, la migrazione delle popolazione dalle Ande alla costa portò Lima, la capitale, ad accogliere oltre il 30% della popolazione totale. Il governo rispose con continui colpi di stato militari e un’accentuazione del liberismo economico nel tentativo, non riuscito, di risolvere i grandi problemi che impoverivano il Paese.
Il malcontento e l’esasperazione della povera gente portò nelle zone più degradate e poverissime delle Ande centrali di Ayacucho alla formazione di Sendero Luminoso, movimento maoista dai tratti terroristici, imitato, negli anni ’90 dall’Mrta (Movimento revolucionario Tupac Amaru). Ma la sconsiderata politica economica del giovane presidente aprista Alan Garcia (1985-1990) portò il Paese a una profonda depressione e al collasso economico, terreno fertile per la recrudescenza del fenomeno del terrorismo e nell'instabilità sociale che socssero il Paese per una decina di anni. L’avvento al potere di Alberto Fujimori (1990-2000) portò a un’inattesa crescita economica, oltrechè alla vittoria sul terrorismo: ma fu una lotta sporca, macchiata da stragi, metodi repressivi illegali e regimi carcerari disumani. E intanto la corruzione nelle alte sfere della politica e dell'esercito si estendeva sempre più: ne fece le spese lo stesso Fujmori, inchiodati dagli scandali e costretto a una precipitosa (quanto vigliacca) fuga in Giappone, suo Paese d’origine.
Attualmente, dopo il periodo delle grandi promesse non mentenute del presidente Alejandro Toledo, dal 2006 è di nuovo sulla poltrone presidenziale Alan Garcia che, memore degli errori del suo primo infelice mandato, è rientrato in patria per ridare fiducia e speranza al Paese degli Incas.
